Crossfit: disciplina fenomeno o ennesima moda Fitness?

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SPORTSCIENCELAB

A CURA DEL DR. MORINI STEFANO

(DOCENTE E RESP.TECNICO PROGETTO FORMATIVO SPORT SCIENCE LAB DIDATTICA E FORMAZIONE SPORTIVA)

sito di riferimento: www.personaltrainer-online.it

CROSSFIT

ENNESIMA MODA FITNESS O DISCIPLINA FENOMENO?

Crossfit - Personal trainer online - Preparazioni atletiche - Sport Science Lab
Crossfit…lo sport dei sport??

Compito dello Sport Science Lab non è solo quello di formare sportivamente e organizzare seminari tecnici, ma è sopratutto quello di analizzare con dovizia di particolari i fenomeni che accadono nel mondo dello sport, della nutrizione umana e di tutto ciò che ne gira attorno e ne è affine.

In questo articolo vorrei focalizzare l’attenzione sull’ormai nota attività sportiva chiamata crossfit, che da qualche anno a questa parte si stà diffondendo sempre più capillarmente e probabiblmente per la notorietà che comincia ad avere, non necessita di molte presentazioni.

I seguaci ed i praticanti più indottrinati al crossfit, affermano che è uno sport unico ed estremamente coinvolgente, altri invece affermano che la preparazione atletica ideale passa attraverso il crossfit, altri ancora, sostengono che col crossfit si possa divenire in forma a 360°, mentre altre voci, forse più entusiaste che preparate, sostengono che col crossfit si diventa grossi, resistenti, flessibili,..e magari ci si può imparare anche a volare, aggiungo io.

Poi ci sono i detrattori che sostengono diverse tesi negative, come il fatto che sia considerata una disiplina pericolosa e non adatta a tutti, altri affermano che rappresenta un’opportunità, altri ancora asseriscono che e’ carente dal punto di vista stimolatorio sul piano saggitale, e così via.

Da operante nel settore sportivo e nutrizionale ormai da più di vent’anni, debbo dire che non è la prima volta che sento affermazioni del genere e constato “spaccature” quasi ideologiche sul fenomeno in questione, ma molte, anzi moltissime volte, questi dibattiti per lo più sterili, evaporano insieme alla disciplina in questione nell’arco di un pugno di anni per lasciare il passo alla successiva corrente modaiola. Probabilmente non sarà questo il caso, anzi i crossfitter, così si dicono coloro che praticano questa disciplina sportiva, non vogliono sentir neppur parlare di ciò, e rifiutano ogni accostamento ad altre mode fitness.

In questo articolo vorrei analizzare il più a fondo possibile il fenomeno crossfit, vorrei inoltre capire e possibilmente aiutare a far capire, se possiamo considerare il suddetto qualcosa di piu’ di una semplice moda o corso fitness.

In realtà, almeno apparentemente, il crossfit sembra aver accettato la sfida dei detrattori ormai da un po’, ci sono le competizioni, c’è un grandissimo lavoro di marketing alle spalle, e ci sono veri e propri movimenti pro-crossfit dove si appura spesso un’ incredibile e netto schieramento “ideologico” che si osserva in alcuni praticanti e che lo fa assomigliare quasi ad un movimento “teologico”.

Come dicevo, i crossfitter, rifiutano ogni tipo di accostamento ad altre attività in stile fitness praticate negli anni nelle più svariate sale fitness di mezzo mondo, come ad esempio lo spinning, lo zumba, il total body workout, il trx, e quant’altro si voglia elencare, ma al di là dei facili giudizi, della barba, dei tattuaggi e soprattutto al di là dei grandi movimenti di massa, andiamo ad analizzare a pieno questa disciplina, per vedere se possono esserci o meno, le basi per poter annoverare il crossfit al rango di sport come la Pesistica o del Powerlifting o del Girevoy sport, disicpline queste, che con i loro esercizi stanno di fatto concretizzando buona parte delle competizioni e dei workout del crossfit stesso, ma anche per valutare se il crossfit sia quella disciplina davvero per tutti così come viene venduta, e anche se sia adatta per allenare componenti fisico/atletiche per altri sport e altre tipologie di atleti.

Personalmente quando valuto o analizzo qualsiasi cosa, cerco prima di tutto di trovare il lato o i lati positivi, e quindi partirò cercando di analizzare le caratteristiche positive che a mio parere fanno parte del crossfit attuale.

Ad oggi il crossfit ha i seguenti grandi meriti:

  • Può contribuire a far muovere le persone, a coinvolgerle, ad abituarle alla multilateralità dell’allenamento, carattersitica tipica dell’allenamento funzionale per l’appunto (ma attenzione requisito questo anche del “marketing-fitness” che serve a non annoiare e quindi a continuare a vendere e a strapparle alla sedentarietà introducendo al concetto di fatica). Dal punto di vista fisiologico non è un caso che gli allenamenti in stile crossfit risultano essere il più delle volte piuttosto impegnativi, dato che si tende a dare il tutto per tutto in un tempo limite e questo anche per come sono strutturati, ossia con gruppi e a corsi. Infatti l’intensità spesso molto elevata crea grosse produzioni di EPOC (Excess Post exercise Oxygen Consumption)[1], questo comporta un’elevato consumo di ossigeno e di calorie anche dopo la fine dell’allenamento, non è casuale che diversi autori, per sottolineare di più quest’ultimo aspetto, si riferscono all’EPOC con l’acronimo di EPEE – Excess post-exsercise expenditure)[2]. Per onestà intellettuale c’è da dire che questa caratteristica non è un’ esclusiva del crossfit, dato che è producibile con qualsiasi attività intensa ed estensiva, soprattutto se iniziata a tutto gas e tenuta su di giri per un tempo “x”. Un’altra cosa importante da sottolineare è che nei workout stile crossfit c’è un’importante stimolazione della componente anaerobica con notevoli produzioni di lattato che si vanno a produrre per lo stimolo brusco che si fornisce, a volte secondo me a sproposito ed eccessivo, (vedi articolo publicato su raw training a cura del dr. Stefano Morini dal titolo: “Reclutamento neuro-muscolare ed d Ipertrofia” – http://www.rawtraining.eu/fondamenti/reclutamento-neuromuscolare-e-ipertrofia/ ) ma che di fatto si realizza. Chiudono il quadro mobilità e stretching, a volte presenti a volte meno, dipende da chi allena e aggiungo anche dalla sua formazione e dal suo back-ground in ambito.

  • Stà portando alla ribalta le alzate della pesistica olimpica, del powerlifting soprattutto nella sua versione raw, del kettlebell training ed in parte del girevoy sport, introducendo i più ai loro schemi motori. Poi ci sono gli esercizi a corpo libero che a mio modo di vedere risultano essere interessanti se insegnati e gestiti al meglio.

  • Ha dato un forte impulso economico al settore del fitness e dello sport, allargando le richieste in ambito di materiali sportivi strettamente connessi alla pratica di questa disciplina, che va al di la’ dei soliti macchinari, con buona pace dei produttori e venditori di attrezzi e dei lavoratori che ne sono impiegati.

Ai più superficiali, i punti sopra elencati potrebbero sembrare pochini, ma vorrei insistere di più su questo aspetto, infatti secondo i sopracitati punti, rappresentano dei punti di forza notevoli dato che ritengo con fermezza che introdurre:

  • le alzate della pesistica al grande pubblico non è cosa da poco (disciplina questa difficile e quasi impraticabile nelle nostre sale fitness e questo è il motivo primario per la quale è stata sempre una rarità),

  • perché studiare e praticare le esercitazioni del powerlifting (maggiormente nella sua versione raw) non è sempre attuabile e apparentemente settario rispetto alle esercitazioni tipiche del Body building eseguite nelle palestre italiche e non.

  • perché parlare di alcune tecniche del Girevoy sport (anche se questa disciplina viene spesso confusa e banalizzata introducendo al kettlebell-fitness che è un’altra cosa) non è cosa facile,perché provare e divenire bravi nel corpo libero e in alcune forme di ginnastica è compito estremamente arduo e non per tutti.

  • Inoltre per quanto concerne il coinvolgimento al movimento, a mio parere, anche questo è un fattore importante, soprattutto di fronte a dati a di poco preoccupanti come ad esempio che in Italia già nel 2010 il 22,9% dei bambini di terza classe risultavano essere obesi ed l’11% in sovrappeso, che sempre nel bel paese gli obesi (IMC>30) nel 2010 ammonatvano già al 35% della popolazione e che questi numeri risultano essere in forte aumento.[3]

Detto ciò, e con la speranza di non irritare gli amici crossfitter, andiamo ad analizzare quelli che, ad oggi, sono secondo me i punti meno positivi:

  • Credo che il crossfit ad oggi debba ancora evolversi, e di molto. L’evoluzione che necessita in primo luogo è di natura tecnica, soprattutto a basso-medio livello, (praticamente la stragrande maggioranza dei praticanti) le tecniche di esecuzione degli esercizi più importanti (che sono poi per lo più stati importati da sport come pesisitca e powerlifting, girevoy, con la pretesa di banalizzarli tecnicamente per via dei carichi che non sono elevati e non possono esserlo per ovvi motivi), sono ancora deficitarie ed in molti casi imbarazzanti.

Ovviamente come in tutte le cose ci sono e ci saranno delle eccezioni, e a me non importa demonizzare o esaltare il singolo, la mia vuole essere esclusivamente e senza appello, una analisi tendenziale del fenomeno crossfit.

  • Nella stragrande maggioranza dei casi è l’allenatore che fa la differenza negli sport, e questo accade anche nel crossfit. Ossia il concetto di disciplina fenomeno non esiste e mai esisterà, molto dipende dall’uso e dalla somministrazione che viene fatta dell’esercizio o delle esercitazioni e dal contesto in questione. Questo sbiadisce il concetto si “super-sport” e lascia spazio sempre e solo ai professionisti adeguatamente preparati e non improvisati. Se a fare “CF” arriva un soggetto di 49 anni con spondilolisi oppure una signora di 55 anni con una osteoartrosi in stato avanzato all’anca o il diabetico con retinopatia cronica, non si potranno applicare indistintamente unità di lavoro X previsti nel corso, ma si dovranno personalizzare, e come sempre accade al professionista occorre individualizzare e adattare per poter applicare la giusta dose e tipologia di esercizio fisico, snaturando spesso il concetto di crossfit, anche per questo il corso o il gruppo non può funzionare a meno che sia puramente in stile fitness quindi innocuo e adattabile a tutti, per questo sterile o blando dal punto di vista allenante.

A mio modo di vedere, tutto ciò fa inevitabilmente crollare gran parte della teologia del crossfit, che di fatto si basa sul concetto di gruppo e/o di corso, un po’ per come accade negli altri corsi in palestra, e questo credo, lo avvicina molto all’ennesimo corso fitness, per ora almeno.

  • Spesso si vedono personaggi nelle competizioni o negli allenamenti “CF” con fisici muscolatissimi e con una definizione impeccabile, con tecniche ottime nella pesistica o altro. Tutto ciò non deve trarre in inganno.

Alcuni personaggi provengono da altri sport come la pesistica, il powerlifting, il girevoy, ginnastica, dove erano già bravi e con fisici importanti. Per queste persone il crossfit rappresenta un’opportunità, ossia sfruttare il lavoro ed i risultati prodotti da altri sport per promuovere una disciplina nuova con forti possibilità di guadagno per via dell’effetto “gregge” che si stà creando.

E’ ovvio pero’, che poi non tutti raggiungeranno quel livello e questo a mio parere sarà alla lunga un ulteriore limite per il crossfit, sempre se non troverà il modo di evolversi ancora e meglio, anche se c’è da dire che qualche discreto atleta stà emergendo pian pianino partendo dal crossfit ma ciò assomiglia più a casi singoli che ad un fenomeno sistematico.

C’è inoltre da constatare che molti sostengono di aver ottenuto risultanti sorprendenti col crossfit, ma questo è ahimè spesso dovuto ad una sorta di “effetto consenso” che cerca di eludere alcuni meccasnismi psicologici atti al manentimento della “coerenza mentale”, (meccanismo fortissimo a livello psicologico) oppure spesso dipendono dal contesto da cui si è partiti e da cosa si voleva ottenere, anche io personalmente ho fatto e faccio ottenere risultati sorprendenti alle più svariate tipologie di atleti seppur non li alleno al crossfit. Tutto è relativo come disse il grande Albert Enstein.

Ripeto, si potrà parlare di effetti allenanti o condizionanti positivi dovuti al crossfit quando al di là di ogni estemporaneità si produrranno sistematicamente atleti di qualità ed allo stesso tempo forti, resistenti e con tutte le caratteristiche che il crossfit sbandiera, ma sappiamo che questo non è ne fisiologicamente facile da raggiungere, ne per tutti uguale.[11][12]

Se voglio diventare forte sul serio non posso usare le tecniche del crossfit così come vengono proposte, ma dovrò probabilmente praticare Powerlifting o Weightlifting, se voglio ottenere la massima ipertrofia muscolare, allora opterò per il Body building o per il Powerlifting raw e non per il crossfit, così via. Questo è onesto intellettualmente ed è vero, dobbiamo ammetterlo e le persone debbono saperlo per giudicare con serenità ed obiettività il tutto.

  • Inoltre ritengo, che nonostante lintroduzione delle competizioni, che hanno permesso di parametrare se una alzata è valida oppure no (una ripetizione valida non è sempre sinonimo di buona esecuzione, ad esempio uno squat è valido se si “rompe il parallelo” ma spesso viene fatta con il bacino anteposto o con le ginocchia ravvicinate o con i gomiti completamente rivolti all’indietro ecc.), il livello tecnico è ancora mediamente non buono e non è raro vedere su youtube o dal vivo, esecuzioni di stacco da terra con schiene ricurve, o con prese del bilanciere quantomeno esotiche”, con accosciate raccapricianti, poi ancora con rimbalzi, trazioni fatte che sono più un assassinio per le spalle che altro, anche se molti dicono che ad esempio i “kipping pull” sono il frutto di un esecuzione armonica in trazione con slancio e se lo slancio è fatto bene sono innocue,…bahh.. sarà, ma personalmente, ne consiglierei ne farei fare mai e poi mai, ad un mio cliente un’ esecuzione del genere. Attenzione anche all’arcinoto esercizio del muscle up, affascinante di sicuro, ma con tutti i suoi innumerovoli contro ed i suoi pochissimi pro.

A giustificare tutto ciò non basta il fatto che le esecuzioni vanno a tempo o perché nel WOD (workout of the day) di fatto una piccola gara, si lavora ad intensità elevatissima. In effetti quest’ultimo punto lo considero più un ulteriore svantaggio che un vantaggio, in quanto ritengo che quando la fatica si fà sentire, e si protrae lo sforzo ottusamente in pieno stile “no pain no gain” (retaggio del body building che dimostra secondo me che il crossfit è una totale novità e quindi non evoluto sotto molteplici aspetti), soprattutto in praticanti non perfettamente pronti, si fà venir meno una buona coordinazione intra ed inter-muscolare, si rovina ancor di più la tecnica esecutiva (già precaria in molti), andando così ad aumentare il rischio di infortuni e come è noto nel crossfit non sono pochi[4][5][6] mentre si consolidano schemi motori già per lo più precari[7], creando una sorta di perverso circolo vizioso.

Non voglio dilungarmi molto sul capitolo infortuni, ma è doveroso sottolineare che anche se già esiste del materiale su casi di infortunio nel crossfit, questi non sono onestamente molti in relazione al fatto che il crossfit è una disciplina “giovane”, ma per certi versi sono preoccupantemente paragonabili ad infortuni simil-weightlifting con delle eccedenze sul comparto spalle.[9][10]

Credo che quest’ultimo punto sveli in realtà quello che secondo me è un altro punto critico del crossfit, ossia la diffusa e carente padronanza di gesti complessi nelle alzate del weightlifting che andrebbe invece perfezionata con studio e pratica individualizzata sia in volume che in carico, ma di sicuro non lavorata a gruppi, o quantomeno non con il concetto di ampio gruppo, se poi qualche d’uno già lo fa buon per voi, ma credo che tutto ciò fa ancora una volta accostare questa disciplina  ad un corso fitness piu’ in stile “hard” o se volete ancora in stile “no pain no gain”.

Chiudendo il discorso infortuni c’è inoltre da tenere in forte considerazione l’esistenza di un numero elevatissimo di piccoli/medi infortuni non invalidanti ma spesso sufficienti da richiedere trattamento fisioterapico, che non sono registrati e quindi non rilevabili, che mi preoccupano ancor di più perché non gestibili…pensateci in fondo, chi di voi  non conosce qualche d’uno alle prese con problemi di vario genere legati allenamento crossfit?….se non lo conoscete allora siete l’eccezione che conferma la regola e buon per voi, io ne conosco molti purtroppo!!

  • Se non si suda in dieci, venti o trenta minuti e non si da il tutto per tutto, allora non è crossfit”..mi disse un tizio che praticava questa disciplina e che ora è infortunato (tanto per cambiare).

Ok sarà pur vero, ma al di là delle imposizioni (a me non sono mai piaciute in nessun ambito) che si cercano di instaurare nelle testoline dei “più”, il crossfit ad oggi non è sinonimo di allenamento ottimale. Se scelgo di praticare crossfit e sono cosapevole di quello che farò e di ciò che potrà comportami allora sarà fine a se stesso, con tutti i rischi e pericoli annessi quindi ok, ognuno è libero di scegliere lo sport che preferisce, ma non mi si venga a dire che per eccellere nella pallavolo o nel nuoto o nel pugilato devo fare il crossfit (interessante e curiosa l’intervista del judoka olimpionico USA che afferma che non farà mai crossfit in quanto olimpionico, intervista poi “rivista” probabilmente per questioni mediatiche, si sa negli USA il movimento pro-crossfit è molto influente da farlo quasi sembrare una lobby della fitness industry)[8].

In ogni sport e in ogni pratica allenante che sia in funzione di qualcosa è risaputo che stimolo aspecifico = risultato aspecifico[11][12].

  • Anche l’accostamento pugilato=crossfit oppure arti marziali=crossfit non mi convince affatto, o non del tutto almeno, anzi personalmente ritengo che il più delle volte non sia idoneo e non si sposa col concetto di individualità del pugile o dell’atleta marziale, oltre a tutto il resto. Lavorare sulla forza massima per poi lavorare di resistenza, oppure allenare uno snatch con 40 kg. o uno stacco con 80 kg. non ha nessun tipo di “transfer” degno di nota ne reclutamento ottimale in nessun sport ad alto livello, mi spiace che ci crediate o no è così. Nell’ allenamento sportivo infatti ci sono dei solidi principi da rispettare, che di fatto caratterizzano ogni sport ed ogni preparazione seria mirata al miglioramento della performance in ambito.

    Mi riferisco ai 4 pilastri dell’allenamento sportivo:

    A. Principio del carico: ossia il carico, parametro programmabile e calcolabil, deve essere:

          • Idoneo: per uno stimolo efficace (piu’ provoca superallenamento, poco deallena).

          • Individuale: per esaltare caratteristiche presenti e passate (back-ground atletico oltre che età cronologica e biologica atleta).

          • Progressivo: ossia non a “ca…”, Pino, Gino e Lucrezia non possono spingere uguale!!…sennò è “random fitness”, i gruppi non funzionano, o non sempre!

          • Corretto in termini di successione: ossia prima si eseguono gli esercizi più difficili e poi il resto.

          • Variato e alternato:  ossia si deve alternare fasi light, medium, heavy, sennò e fitness non sport serio.

          • Spalmato bene mixando adeguatamente allenamento e recupero: ossia se non si periodizza è fitness.

B. Principio della ciclicità: ossia i vari parametri debbono essere ciclici, e qui distinuguiamo:

  • Principio del carico continuo: Si intendono quindi metodologie allenanti non casuali che prevedano una sorta di “continuita” intesa come successione regolare di alcni parametri dell’allenamento fino a sostenibilità e non sistematicamente portata al limite o ancora una volta a mera discrezione del tipo barbuto che urla come un pazzo nel box (il box è la palestra nel gergo del crossfit) di turno.

  • Principio del carico periodizzato e fasi di rigenerazione: ossia in uno sport agonistico è impensabile non sganciare carico e gestualità dello sport dominante, oppure dai periodi off-season e gara.

C. Principio della Specializzazione: saper e dover specializzare non è solo consigliato ma in un contesto sportivo serio e di alto livello e un vero e proprio “must”, e qui distinuguiamo:

  • Principio somministrato in base all’età:  età biologica ed anzianità di allenamento giocano un ruolo fondamentale nella somministrazione dei carichi di allenamento e questo non è facilmente realizzabile se si lavora a gruppi tendenzialmente tutti uguale.

  • Principio del carico finalizzato: Finalizzare attraverso il concetto dello stimolo allenante, ossia non di più ne di meno, limitare e gestire l’over-reaching ed evitare l’overtraining è fondamentale in un contesto serio ed in assenza di doping! – (solo questo basterebbe per scrivere un articolo sul crossfit).

  •  Principio della proporzionalità: significa che l’allenamento va impostato dando o meno valore ad alcune componenti della preparazione rispetto che ad altre a seconda del periodo e del contesto, quindi non a casaccio o sempre uguale o tutte insieme!!

Poi distinguiamo:

  • Principio della relazione ottimale tra esecizi specifici e generici: Constestualizzare e non banalizzare.

  • Principio ottimale dello sviluppo delle qualità atletiche: Creare l’atleta a 360° va bene, ma ad un certo punto specializzare è fondamentale, quindi ad esempio le “generalità” dell’allenamento in stile crossfit soprattutto se non fatto a livello agonistico e quindi fine a se stesso, non risulta essere quasi mai adatto alla specificità di uno sport, a non essere che venga utlizzato per pochissimo tempo, ma a quel punto sarebbe inutile e dispersivo.

  • Principio della proporzionalità in base al principio della specificità: Innanzitutto ogni gesto atletico và studiato, spezzato, perfezionato, ri-assemblato e poi fatto e rifatto con puntigliosità, aspettando che i carichi crescano spontanemente frutto di una metabolizzazione neurale, muscolare ed organica, niente tempi fissi, o non in modo prevalente, niente forzature, condizionamento individuale, e quindi niente gruppi, mi spiace!!

Il gruppo tende a banalizzare, e in uno sport che non è di squadra o non esclusivamente non ha molto senso.  Sempre nell’allenamento sportivo, occore abbandonare l’estemporaneità e considerare maggiormente gli elementi costitutivi della prestazione, quindi lavorarli con esercitazioni mirate anche in termini di volume, densità, frequenza, carico(intensità), e sentite un pò….qualità, non solo intesa come quantità di lavoro nelle unità di tempo, ma proprio letteralmente come qualità dei gesti in una seduta, questa ritengo sia un’altra tegola che cade nel crossfit, almeno mediamente in quello attuale, magari in futuro mi troverò a scrivere il contrario…chissà il tempo ci dirà.

In ogni caso però, occorre necessarimente programmare nel tempo, periodizzando per render efficace un programma allenante e valorizzare il concetto di atleta-specie/specifico. Nel crossfit non mi risulta esserci periodizzazione, o non del tutto almeno, o non tutti la fanno, si tira sempre indiscriminatamente o quasi, e questo a mio parere lo allontana dal concetto di sport e lo avvicina ancora una volta al concetto di fitness. Se qualcuno periodizza buon per voi ma come dicevo all’inizio dell’articolo le eccezioni ora non contano e non mi interessano.

  • Mi risulta che nel crossfit troviamo anche esercizi esplosivi e di natura pliometrica. Ora questo non è una cosa cattiva di per se se non fosse che ancora una volta siamo troppo sul generico, ossia se “ Getulio” che si è iscritto tre mesi al corso crossfit presenta gionocchia valghe oppure possiede una colonna in “disfunzione”, allora la nostra tanto agognata pliometria potrebbe essere problematica e tutt’altro che allenante, altro che “chi non scende nella buca è..” – (motto molto diffuso tra i praticanti crossfit che vuole spronare ad affondare profondamente uno squat o una accosciata).

CONCLUSIONE:

Alla luce delle molteplici considerazioni, non tutte per la verità, (ma ho voluto per scelta mantenere l’articolo piuttosto fluido) debbo dire che ad oggi il crossfit a mia opinione rappresenta una bella novità nel mondo sportivo italiano e non solo, ma come tutte le novità va ancora capita nel profondo, è indispensabile saperne cogliere lucidamente i pro ed i contro ma soprattutto è necessario dargli ancora tempo.

La mia opinione è che ad oggi il crossfit non è quella disciplina fenomeno adatta a tutti e non serve per tutto, e purtroppo credo altresì che siano più i contro che i pro, e questo a mio giudizio avvicina notevolmente, seppur con tutte le differenze e le individualità del caso, il crossfit ad un corso fitness.

In ogni caso apprezzo tutto il buono che c’è dietro al crossfit come l’indiscutibile entusiamo e coinvolgimento che si ha quando si entra in un box, (da allenatore di Functional training conosco bene quelle sensazioni, e ricordo che il 1° corso di functional training delle marche è stato introdotto dal sottoscritto nel 2008, e che sono stato il 1° allenatore delle marche di Girevoy sport nel 2009).

Inoltre sono convinto che sarebbe sicuramente un grosso peccato perdere le svariate possibilità che il crossfit ha da offrire ai tanti esntusiasti dello sport e del fitness, ma è anche vero, molto vero, che ad oggi tutto ciò va preso con le giuste cautele e riflessioni. Il tempo mi darà ragione o meno.

Credo con fermezza che ancora una volta la differenza la fa chi insegna, ossia colui il quale ha il gravoso e responsabile compito di gestire non solo le performances degli iscirtti ma anche e soprattutto la loro salute. A mio modo di vedere chi insegna deve essere sempre e solo un professionista adeguatamente preparato ed esperto a 360°, quindi probabilmente molto al di là della certificazione di 1° o 2° livello di insegnante seppur molto ben strutturate, e qui ho l’impressione che in questo frangente ci sia stato solo un trasferimento di tutti i problemi legati a questi ambiti dal mondo delle palestre ai cosiddetti “box”, ed è come se un po’ i classici problemi che ci portiamo dietro da anni avessero solo cambiato maglia e colori..non scordiamoci gli eterni dilemmi tra i professionisti laureati ed i praticanti non laureati.

Personalmente sostengo che il professionista viene prima delle discipline, delle palestre e delle attrezzature, ma questo è un problema ormai consolidato e a quanto pare difficilissimo da debellare…soprattutto nella fitness-industry.

Buon allenamento a tutti e ricordate:

instauratio facienda ab imis fundamentis”

( Il rinnovamento va fatto partendo dalle fondamenta)

Dr.Stefano Morini

( Prep.Fisico-Atletico – Sport Nutrition Consultant – Personal trainer – Strength Specialist)

Responsabile tecnico e docente seminari tecnici Sport Science Lab – info: dr.morinistefano@outlook.it – www.personaltrainer-online.it

FOTO MIA PICCOLA

Bibliografia, testi consultati e sitografia:

[1] Principi di metodologia del fitness. – Paoli,Neri – Elika 2010.

[2] Principi di metodologia del fitness. – Paoli,Neri – Elika 2010.

[3]www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=175&area=Malattie_endocrine_e_metaboliche

[4] Articolo tecnico “Reclutamento neuromuscolare ed ipertrofia” Dott.Stefano Morini- 07/01/2013

http://www.rawtraining.eu/fondamenti/reclutamento-neuromuscolare-e-ipertrofia/

[5] – Crossfit-based high-intensity power training improves maximal aerobic fitness and body composition. – J.Strength cond.res.- 2013 Nov;27(11):3159-72. doi: 10.1519/JSC.0b013e318289e59f. – Smith, Sommer et al.

[6] – “Retinal Detachment due to CrossFit Training Injury”, Case Reports in Ophthalmological Medicine, 2013.

[7] FUNCTIONAL MOVEMENT SCREENING: THE USE OF FUNDAMENTAL MOVEMENTS AS AN ASSESSMENT OF FUNCTION ‐ PART 1 – Cook, Burton et al. – Int J Sports Phys Ther. 2014 May; 9(3): 396–409.

[8] – www.maxbjj.blogspot.com

[9] – The nature and prevalence of injury during CrossFit training, Hak ed altri, Journal of Strength & Conditioning Research, 2013.

[10] – Injury Rate and Patterns Among CrossFit Athletes, Weienthal ed altri, The Orthopaedic Journal of Sports Medicine, 2014

[11] -Molecular responses to strength and endurance training: Are they incompatible?

John A. Hawley-Exercise Metabolism Group, School of Medical Sciences, RMIT University, Bundoora, Australia.

[12] – 2) Interference between concurrent resistance and endurance exercise: molecular bases and the role of individual training variables, Bishop DJ, Stepto NK et al.

 

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